Relazioni incerte e nozioni psicologiche

  • Insicurezza relazionale: di che cosa parliamo
    • Il parere dei professionisti dal web
    • Come si traduce nel comportamento
    • Come si riconosce nelle persone
    • Che cosa si può fare

Lettura: 5 minuti

Arte Sella _ Il tempio

Chi manifesta insicurezza relazionale ha sentimenti e comportamenti che recano disagio a sé e alle persone con cui si relaziona. Questo avviene in modi talmente diversi fra una persona e l’altra, fra una relazione e l’altra, da rendere difficile la classificazione entro una categoria di diagnosi definita.

Il sintomo più sicuro è il disagio che, in alcuni casi, si ripete e si rinnova di relazione in relazione.

Informazioni dal web

A ben guardare, si trovano molti articoli pubblicati dai professionisti del settore psy sui social networks, sulle riviste on-line e sui siti specializzati; o da altri che si propongono sul mercato con rimedi innovativi.

E’ possibile, così, formulare diagnosi fai-da-te nelle più ampie categorie del disturbo di autostima, della dipendenza affettiva, della contro-dipendenza, della fame d’amore, … fino ad arrivare al disturbo di personalità definito nel manuale psichiatrico diagnostico americano.

Si legge di attaccamento totalizzante e paura della separazione, di gratificazione del bisogno di dipendenza, di relazioni affettive carenti di equilibrio e reciprocità, co-dipendenza, di controllo illusorio sulla vita dell’altro, di disamore per se stessi.

Questo in tutti i legami affettivi, da quelli familiari a quelli amicali, a quelli sentimentali; ogni relazione significativa vissuta con ansia, inadeguatezza e sfiducia.

Diversi repertori di comportamento

Si legge poi d’insicurezza che si manifesta attraverso gelosia, controllo, conflitti e incapacità a perdonare, di comportamenti che la persona in modo ricorrente mette in atto a seguito di convinzioni su di sé e sugli altri, di prove di fiducia e dimostrazioni d’amore.

Bisogno di controllare, inflessibilità e riluttanza a negoziare, si legge siano modalità per sentirsi al sicuro prevenendo tradimenti e abbandoni e allo stesso tempo anche una strategia per allontanare l’altro, in modo inconsapevole, e evitare di impegnarsi.

L’accento è posto sull’incapacità di fidarsi come un problema di fondo, che non riguarda l’altro e che può solo prennunciare l’instabilità di qualunque rapporto affettivo

Si legge, inoltre, della diffidenza come di un modo per sentirsi potenti e superiori rispetto agli altri, che cela solitudine e insicurezza, in persone che scompaiono all’improvviso dalla vita degli altri per paura dei legami, per esperienze passate, abbandono o trauma avvenuto nell’infanzia.

Un attaccamento a persone non adeguate ai propri bisogni rivelerebbe estrema fragilità, espressa poi attraverso richieste di non essere lasciati, che portano l’altro ad allontanarsi.

Si legge di annullamento totale, ingigantimento dei comportamenti dell’altro, di aggressività in cerca di conferme e di appesantimento di un flirt leggero.

Vizi e virtù rappresentati da Giotto nella Cappella degli Scrovegni

Come riconoscere o riconoscersi

Il repertorio descritto di comportamenti e atteggiamenti di chi soffre questo disagio riguarderebbe coloro che:

  1. non hanno alcuna cura di sé,
  2. ricercano riconoscimento attraverso l’approvazione dell’altro,
  3. dimostrano estrema compiacenza e timidezza, e ancora
  4. hanno eccessiva cura di sé e
  5. atteggiamenti sicuri e decisi

6) persone affermate e riconosciute professionalmente che, in modo inconsapevole, ricercano nell’altro la risposta a tutti i problemi, risposte giuste e soluzioni, per alimentare l’autostima e risolvere il senso di solitudine.

Si legge della tendenza di queste persone ad attribuire la propria sofferenza agli altri, a cause esterne. Una sorta di vittimismo li porterebbe ad esprimere lamentele costanti, comportamenti definiti “tossici” con pessimismo e critiche. Attraverso commenti e comportamenti negativi e disfattisti provocano ansia e stress costanti in sé stessi e negli altri. Conseguenza diretta sarebbe l’incapacità di ascoltare gli altri attribuendo ai propri problemi un’importanza centrale.

Si legge che dipendere emozionalmente da qualcuno è una condizione nociva causata da un vuoto affettivo. A causa del quale si cerca compensazione attraverso l’idealizzazione di un volto, cui sono attribuite qualità esclusive.

Confrontandosi con repertori così vasti di emozioni e comportamenti risulta difficile non riconoscersi o non riconoscere altri, come il partner o la sorella o l’amico, in qualche momento particolare di vita.

Mosaico

Sconfinamenti

Alcune di queste categorie in cui ci si riconosce o, ancora meglio, si riconosce l’altro fanno sentire al sicuro. Ci si riconosce un problema, o lo si riconosce al proprio ex fidanzato e si capisce che dipende da lui se è andata male. Ci si sente compresi. Lo si spiega e di per sé è rassicurante.

Certe categorie danno una direzione quando ci si sente un po’ perduti e contribuiscono a fornire una cultura psicologica che permette di accrescersi in autocoscienza.

Ogni volta che ci sentiamo al sicuro grazie ad una categoria di diagnosi e sentiamo d’aver capito qualcosa dobbiamo pensare all’importanza degli sconfinamenti. I modi in cui quella persona in particolare non rientra nella categoria, le sue sfumature speciali, perché parliamo di complessità dell’individuo, parliamo di relazioni fra complessità che s’intrecciano.

Questo crea dei grossi problemi con le classificazioni. Parliamo di situazioni e contesti, in cui le variabili possibili sono moltissime.

E’ necessario prima di tutto chiarire a sé stessi, quando si cercano informazioni psicologiche, quale sia l’obiettivo che ci si pone.

Se il tuo obiettivo è quello di stare meglio assegna al tuo ex (o a chiunque sia la persona per cui ti senti turbato) la categoria che preferisci, se è rassicurante, e poi pensa a come vuoi cambiare tu.

Esercizi di stile

Prospettive

E se lasciassi le diagnosi agli specialisti? E ti occupassi invece di cambiare il modo di guardare al tuo disagio e il modo di entrare in relazione? Il fatto è che non cambia niente se non cambi niente.

  1. Definisci te stesso con altre parole, le tue: il tuo senso di insicurezza si manifesta quando, con chi, dove? Come? Attraverso sentimenti, emozioni, sensazioni corporee o pensieri particolari, comportamenti, azioni… descrivilo con le tue parole. Scrivilo.
  2. Definisci quello che vorresti.
  3. Modifica alcune delle regole che hai seguito finora e scegline di nuove.
  4. Impegnati a rispettarle.
  5. Decidi quando cominciare.
close

Ricevi notizia quando pubblichiamo un nuovo articolo

Autore: Dott.ssa Giulia Portugheis

Psicologa Psicoterapeuta Neuropsicologia. Laurea, master e specializzazione a Padova, lavora in ambito clinico presso poliambulatori specialistici per privati, enti, associazioni e infortunistiche stradali. Si occupa di consulenza e psicoterapia individuale, di coppia e familiare; di capacità cognitive e difficoltà cognitive, evolutive e acquisite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.